Ci sono canzoni che nascono da una frase.
Altre da un’immagine.
Tra Eri e mai più è nata soprattutto da un vuoto.
All’inizio vedevo qualcuno camminare in una città spenta, accompagnato da ricordi che continuavano a tornare.
Non avevo ancora una storia precisa.
C’era soltanto una sensazione: qualcosa era finito, ma non aveva smesso di esistere.
Poi sono arrivate le parole.
E insieme alle parole sono arrivate due voci.
Una maschile e una femminile.
Vivono dentro la stessa storia, ma non dialogano davvero.
Si cercano nei ricordi senza riuscire più a raggiungersi.
È lì che ha cominciato a prendere forma Tra Eri e mai più: nello spazio che rimane tra ciò che una persona era, ciò che è diventato ieri e ciò che ormai non potrà essere più.
Il significato di Tra Eri e mai più
Il significato di Tra Eri e mai più sta soprattutto in una contraddizione.
Qualcuno non c’è più.
Eppure continua a essere presente.
Nei luoghi.
Nei ricordi.
In gesti che sembravano insignificanti mentre accadevano e che, dopo, assumono un peso completamente diverso.
La canzone vive dentro questa distanza.
Sapere che qualcosa è finito e continuare comunque a sentirlo.
Non parla del tentativo di tornare indietro.
E nemmeno dell’incapacità di accettare una fine.
Parla di qualcosa che, almeno per me, è più difficile da spiegare: ci sono persone che possono uscire dalla nostra vita senza uscire completamente da ciò che siamo diventati.
Quello che abbiamo vissuto con loro continua a esistere sotto altre forme.
Un ricordo.
Un’abitudine.
Un posto.
Una frase.
Una versione di noi che esisteva soltanto accanto a quella persona.
Ed è forse proprio questo il cuore di Tra Eri e mai più.
Una presenza che non consola più.
Ma che non smette del tutto di mancare.
Perché si chiama Tra Eri e mai più
Il titolo nasce da un piccolo gioco di parole.
Eri.
Ieri.
Due parole quasi sovrapposte.
Una racconta ciò che una persona era.
L’altra appartiene a un tempo che non esiste più.
Poi arriva mai più.
Ed è lì che il titolo si chiude.
Tra quello che eri, quello che ormai appartiene a ieri e ciò che non potrà accadere mai più rimane uno spazio.
La canzone abita proprio lì.
Per questo il titolo non parla soltanto del passato.
Parla anche della distanza che il tempo può creare tra una persona reale e il ricordo che continuiamo a conservarne.
A volte possiamo ricordare perfettamente qualcuno che, nel presente, non possiamo più conoscere.
Ricordiamo come rideva.
Come parlava.
Cosa faceva in un determinato momento.
Eppure quella persona appartiene ormai a un tempo che non possiamo raggiungere.
Tra Eri e mai più nasce anche da questa impossibilità.
Due voci, una stessa assenza
Questo è stato il primo brano di In3ccioSonoro costruito attorno a due voci, una maschile e una femminile.
Ma non volevo un duetto tradizionale.
Non volevo due persone che si rispondessero.
Mi interessava quasi il contrario.
Due voci che appartengono alla stessa storia ma che non riescono più a incontrarsi.
Ognuna porta con sé una parte di quello che è successo.
Sono vicine nel ricordo e lontanissime nel presente.
Ed era importante che questa distanza si sentisse.
Se le due voci avessero realmente dialogato, tra loro sarebbe continuata a esistere una relazione.
Io volevo raccontare invece qualcosa che ormai poteva vivere soltanto nella memoria.
La stessa storia osservata da due lati opposti del silenzio.
Non serviva che una voce spiegasse l’altra.
Serviva che entrambe lasciassero percepire ciò che non potevano più dirsi.
I luoghi dove il ricordo continua a tornare
Durante la scrittura ho cercato di non spiegare tutto.
Una storia sull’assenza può facilmente trasformarsi in una dichiarazione continua di dolore.
Non era quello che volevo.
Mi interessavano di più i dettagli.
Una strada.
Un locale.
Una città.
Un gesto rimasto impresso.
Quelle cose normali che, mentre le vivi, non sai ancora che un giorno potrebbero diventare ricordi.
Poi qualcosa finisce.
E gli stessi luoghi cambiano.
Non perché sia cambiato davvero il posto.
È cambiato ciò che contiene per te.
Basta passarci davanti e per qualche secondo il presente si sovrappone a quello che c’era prima.
È uno dei motivi per cui certi luoghi riescono a riportare qualcuno vicino anche quando sappiamo perfettamente che non c’è.
Ho approfondito proprio questa sensazione nell’articolo sui luoghi che ricordano una persona.
In Tra Eri e mai più quei luoghi funzionano quasi come porte.
Non riportano indietro nessuno.
Riportano indietro noi.
Quando il ricordo diventa più presente del presente
La memoria non conserva tutto allo stesso modo.
Alcuni momenti scompaiono quasi senza lasciare traccia.
Altri rimangono con una precisione che a volte sorprende.
Una voce.
Un’abitudine.
Il modo in cui qualcuno pronunciava una parola.
Una sera qualsiasi che, mentre accadeva, non sembrava avere niente di speciale.
Ed è strano perché spesso non scegliamo cosa rimane.
Sono i ricordi a riaffiorare.
A volte basta una strada.
Un odore.
Una frase.
Oppure una canzone.
La musica ha questa capacità particolare di agganciarsi a un momento e riportarlo improvvisamente vicino.
Ne ho parlato anche nell’articolo su musica e memoria e sul modo in cui una canzone può riportarci indietro nel tempo.
In Tra Eri e mai più, però, il ricordo non è soltanto qualcosa che torna.
Diventa quasi il luogo in cui quella relazione continua a esistere.
Non nella realtà.
Non come possibilità.
Ma come parte della propria storia.
Dal testo al suono di Tra Eri e mai più
Anche musicalmente avevo bisogno di lasciare spazio.
Non volevo riempire ogni momento.
La canzone doveva respirare.
Fermarsi.
Lasciare che le due voci comparissero senza trasformarsi in un dialogo tradizionale.
Il crescendo non doveva necessariamente arrivare a un’esplosione.
Mi interessava che rimanesse qualcosa di sospeso.
Come la storia.
Tra presenza e assenza.
Tra ciò che è stato e ciò che non può tornare.
Nel processo musicale ho utilizzato anche strumenti di intelligenza artificiale per esplorare armonie, sonorità e possibilità di arrangiamento.
Ma la direzione emotiva esisteva prima del suono.
C’erano già due persone.
Un passato comune.
E una distanza che ormai nessuna delle due poteva attraversare.
La tecnologia poteva aiutarmi a cercare il modo migliore per far sentire quella distanza.
Non poteva decidere cosa raccontare.
Un amore può finire senza scomparire?
Forse è questa la domanda che rimane sotto tutta la canzone.
Non se un amore possa continuare.
Ma se possa davvero scomparire.
Ci sono relazioni che finiscono in modo netto.
E poi ce ne sono altre che, almeno dentro di noi, non rispettano quella linea.
Non necessariamente perché vogliamo tornare indietro.
Non perché rifiutiamo quello che è successo.
Semplicemente perché ciò che abbiamo vissuto ha lasciato qualcosa.
Un modo diverso di vedere una cosa.
Un’abitudine.
Una ferita.
Un ricordo.
Una parte di noi.
Quel confine tra ciò che finisce e ciò che continua a restare ritorna, in una forma diversa, anche in Briciole e Mare.
Sono storie differenti, ma entrambe partono da una domanda che non ha una risposta semplice:
cosa rimane di un amore quando la relazione non esiste più?
Tra Eri e mai più non prova a risolvere questa contraddizione.
La lascia lì.
Come fanno alcune assenze.
Quello che resta tra eri e mai più
Alla fine non credo che questa canzone parli soltanto della perdita di qualcuno.
Parla soprattutto di ciò che succede dopo.
Il tempo continua.
Le giornate cambiano.
Arrivano persone nuove.
Cambiamo anche noi.
Eppure alcune cose non vengono cancellate soltanto perché abbiamo imparato ad andare avanti.
Forse è proprio qui che per me sta la differenza.
Ricordare non significa necessariamente voler tornare.
Puoi sapere che qualcosa è finito e continuare comunque a riconoscere ciò che ha lasciato.
Una persona può non essere più presente nella tua vita e avere comunque contribuito a costruire una parte di quella che vivi oggi.
Non è una presenza.
Non è un ritorno.
È una traccia.
E una traccia esiste soltanto perché qualcosa, prima, è esistito davvero.
Forse è proprio questo lo spazio che cercavo quando ho scritto Tra Eri e mai più.
Quello tra una persona che eri.
Un tempo diventato ieri.
E qualcosa che non potrà accadere mai più.
Tra Eri e mai più su YouTube
In3ccioSonoro nasce dal bisogno di dare forma a quello che spesso resta dentro.
Marco Cammilli scrive canzoni partendo da ricordi, relazioni, errori, assenze e piccoli momenti che sembrano insignificanti finché non diventano una storia.
Qui racconta anche ciò che resta fuori dai tre minuti di una canzone.





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