Perché una canzone rimane in testa, anche quando la musica è finita da ore?
A volte basta pochissimo.
Qualche secondo sentito in un negozio. Una frase arrivata da una radio accesa. Qualcuno che canticchia un ritornello mentre gli passiamo accanto.
Poi facciamo altro.
Lavoriamo. Guidiamo. Parliamo con qualcuno. Prepariamo la cena.
E a un certo punto ci accorgiamo che quella canzone è ancora lì.
Non tutta.
Magari soltanto una frase, quattro note, il pezzo più riconoscibile del ritornello.
Arriva alla fine e ricomincia.
Non abbiamo premuto play. Non abbiamo deciso di ricordarla.
A volte non è nemmeno una canzone che ci piace particolarmente.
Eppure continua a suonare in un posto nel quale nessun altro può sentirla.
Perché una canzone rimane in testa? La risposta breve
Una canzone può rimanere in testa perché la nostra mente è capace di richiamare spontaneamente brevi frammenti musicali, anche quando non stiamo ascoltando nulla.
Questo fenomeno viene comunemente chiamato earworm. Nella ricerca scientifica viene studiato anche come involuntary musical imagery, cioè immaginazione musicale involontaria.
Può essere favorito da diversi elementi: aver ascoltato recentemente un brano, conoscerlo bene, incontrare una parola o una situazione che lo richiama oppure imbattersi in una melodia particolarmente facile da ricordare.
Nella maggior parte dei casi è un’esperienza comune.
Il frammento compare.
Si ripete.
Poi, spesso senza che ce ne accorgiamo, sparisce.
Cos’è un earworm e perché una canzone non esce dalla testa
Un earworm è un frammento musicale che compare nella mente senza che abbiamo scelto volontariamente di ricordarlo.
Non stiamo davvero ascoltando un suono provenire dall’esterno.
Sappiamo che non c’è una radio accesa.
Eppure possiamo quasi sentire la melodia, il ritmo, la voce e a volte perfino il modo preciso in cui viene cantata una parola.
Una revisione scientifica sull’involuntary musical imagery ha raccolto decine di studi dedicati proprio a queste esperienze musicali spontanee.
Ed è interessante che, molto spesso, non ci rimanga in testa una canzone intera.
La mente non sembra particolarmente interessata a regalarci prima strofa, ritornello, seconda strofa, bridge e finale.
Molto più spesso prende pochi secondi.
Gli stessi.
Ancora una volta.
Poi un’altra.
Come se quel frammento fosse diventato abbastanza completo da essere riconoscibile, ma abbastanza breve da poter ricominciare immediatamente.
Non è la stessa cosa che ascoltare sempre la stessa canzone
Le due esperienze possono sembrare simili, ma partono da qualcosa di completamente diverso.
Possiamo riascoltare volontariamente un brano cinque volte di seguito perché ci piace, perché ci fa sentire qualcosa o perché aspettiamo ogni volta proprio quel passaggio.
In quel caso siamo noi a tornare alla musica.
La canzone finisce.
Premiamo replay.
È quello che succede quando scegliamo di ascoltare sempre la stessa canzone, anche quando ormai ne conosciamo ogni parola e ogni pausa.
Con un earworm accade quasi il contrario.
Il replay non è sul telefono.
È nella nostra testa.
Nel primo caso torniamo noi alla canzone.
Nel secondo sembra essere la canzone a tornare da noi.
Ed è proprio questa mancanza di scelta a rendere il fenomeno così curioso.
Perché alcune canzoni rimangono in testa più di altre
La risposta più immediata sarebbe dire che rimangono in testa le canzoni semplici e ripetitive.
Ma non basta.
Conta innanzitutto la familiarità.
Una canzone che abbiamo ascoltato molte volte è già più facile da recuperare dalla memoria.
Conta anche l’esposizione recente.
Un brano che continua a comparire alla radio, sui social, nei negozi o dentro una serie televisiva ha più occasioni per lasciare una traccia.
Ma non dipende soltanto da quante volte lo abbiamo sentito.
Anche la musica stessa può avere un ruolo.
Alcune melodie sono abbastanza familiari da poter essere seguite facilmente, ma contengono anche piccoli elementi distintivi che le rendono riconoscibili: un intervallo particolare, un ritmo, una frase melodica, il modo in cui una parola cade sulla musica.
Non significa che esista una formula per creare la canzone destinata a rimanere nella testa di tutti.
Se esistesse, probabilmente qualcuno l’avrebbe già trasformata in una catena di montaggio.
Significa piuttosto che familiarità, esposizione e caratteristiche musicali possono lavorare insieme.
E poi rimane sempre una variabile impossibile da controllare del tutto.
Chi ascolta.
Perché ci rimane in testa soprattutto il ritornello
Il ritornello parte avvantaggiato.
Torna più volte durante la canzone.
Contiene spesso una delle melodie più riconoscibili.
Ripete parole e frasi.
Ed è normalmente la parte costruita per essere ricordata più facilmente.
Ma non è una regola.
Può rimanere in testa una frase della strofa.
Un riff di chitarra.
Una linea di basso.
Una sigla televisiva.
Un jingle pubblicitario.
Perfino poche note senza parole.
Ciò che conta non è necessariamente che quel frammento appartenga a un ritornello.
Conta che sia diventato abbastanza riconoscibile da poter essere recuperato facilmente dalla memoria.
Abbastanza completo da sapere subito da dove proviene.
Abbastanza breve da poter ricominciare.
Ancora.
E ancora.
Come far passare una canzone che non esce dalla testa
Quando quel ritornello smette di essere curioso e comincia a diventare irritante, la domanda cambia.
Come faccio a farlo smettere?
La prima cosa da sapere è che non esiste un interruttore garantito.
E spesso non serve fare proprio niente.
L’earworm tende semplicemente a passare.
La cosa strana è che raramente ci accorgiamo del momento preciso in cui succede.
Prima quella frase continuava a girare.
Poi abbiamo risposto a una telefonata.
Abbiamo iniziato a lavorare.
Abbiamo parlato con qualcuno.
E qualche ora dopo ci rendiamo conto che non c’è più.
Quando invece continua a essere fastidiosa, alcune persone trovano utile ascoltare realmente la canzone, magari fino alla fine.
Può sembrare paradossale.
Vogliamo togliercela dalla testa e quindi decidiamo di ascoltarla.
Eppure sentire il brano completo può aiutare qualcuno a uscire da quel piccolo frammento che continua a ripetersi.
Un’altra possibilità è spostare l’attenzione verso qualcosa che richieda concentrazione.
Leggere.
Conversare.
Fare qualcosa che ci coinvolga davvero.
Oppure ascoltare altra musica.
Non esiste però una soluzione che funzioni sempre per tutti.
E qualche volta la cosa più efficace rimane anche quella meno spettacolare.
Aspettare.
Perché una canzone torna in mente dal nulla
Ci sono poi quelle volte in cui non riusciamo nemmeno a capire cosa abbia fatto partire la musica.
Stiamo camminando.
Facendo la doccia.
Sistemando casa.
Guidando lungo una strada che conosciamo bene.
E improvvisamente compare una canzone che non ascoltavamo da ore, magari da mesi.
Da dove è arrivata?
A volte il collegamento è evidente.
Una parola.
Un nome.
Un luogo.
Una frase simile a quella contenuta nel testo.
Altre volte rimane invisibile.
La musica può legarsi nella memoria a persone, esperienze, luoghi e periodi della nostra vita.
Qualcosa incontrato durante la giornata può quindi riattivare quel collegamento senza che riusciamo immediatamente a riconoscerlo.
È lo stesso territorio che ho approfondito parlando di musica e memoria e di come una canzone possa riportarci indietro nel tempo.
Con un earworm, però, succede qualcosa di particolare.
Non ci limitiamo a ricordare la canzone.
La mente comincia quasi a suonarla.
Avere una canzone in testa significa qualcosa?
Capire perché una canzone rimane in testa non significa necessariamente trovare un significato nascosto in quel brano.
È facile cercare un significato nel fatto che proprio una certa canzone continui a tornare.
Perché questa?
Perché oggi?
Perché proprio quella frase?
Può esserci un collegamento personale.
Un brano può essere associato a qualcuno, a un periodo importante o a un’emozione precisa.
Ma non ogni earworm contiene un messaggio da interpretare.
A volte abbiamo semplicemente ascoltato quella musica da poco.
Una parola può averla richiamata.
Oppure quel frammento è diventato particolarmente facile da recuperare dalla memoria.
Non tutto ciò che compare spontaneamente nella mente deve per forza nascondere qualcosa.
Qualche volta un ritornello è soltanto un ritornello.
Perché una canzone rimane in testa anche se non ci piace?
Perché memorabile e bello non significano la stessa cosa.
Possiamo amare una canzone senza averla mai avuta in testa involontariamente.
E possiamo invece passare ore accompagnati da un pezzo che non sceglieremmo mai di ascoltare.
Una sigla.
Uno spot.
Una filastrocca.
Un brano sentito distrattamente.
Il nostro gusto personale conta, ma non decide da solo quanto facilmente un frammento venga recuperato dalla memoria.
È forse una delle piccole ingiustizie dell’earworm.
Se dobbiamo avere una canzone nella testa per quattro ore, sarebbe almeno comodo poterla scegliere.
La memoria, evidentemente, non sembra preoccuparsene molto.
È normale avere spesso una canzone in testa?
Nella forma comune dell’earworm, sì.
Avere un frammento musicale che compare spontaneamente è un’esperienza molto diffusa e, da solo, non significa che ci sia qualcosa che non va.
C’è però una distinzione importante.
Quando abbiamo un normale earworm sappiamo che quella musica proviene dalla nostra mente.
Non pensiamo che qualcuno la stia davvero suonando nella stanza.
Frequenza e intensità possono naturalmente cambiare molto da persona a persona.
Avere un ritornello che gira in testa mentre ci laviamo i denti è una cosa.
Un’esperienza musicale mentale estremamente persistente, molto disturbante o capace di interferire seriamente con il sonno o con la vita quotidiana è una situazione diversa e non va automaticamente confusa con il normale earworm occasionale.
Perché una canzone può tornare dopo anni
Ci sono canzoni che sembravano completamente scomparse.
Non le ascoltiamo da anni.
Poi qualcuno pronuncia una parola.
Entriamo in un posto.
Sentiamo tre note.
E improvvisamente tornano.
Non soltanto il titolo.
La melodia.
Una frase.
A volte perfino il modo preciso in cui quella voce entrava dopo una pausa.
E insieme alla musica può riapparire tutto ciò che le stava intorno.
Una persona.
Un viaggio.
Una strada.
Un’estate.
Una casa.
Una versione di noi che nel frattempo è cambiata.
È qui che memoria ed earworm finiscono quasi per toccarsi.
Perché alcune canzoni non vengono conservate soltanto come musica.
Vengono conservate insieme a ciò che abbiamo vissuto mentre le ascoltavamo.
Poi basta qualcosa per riaprire quel collegamento.
Il suono originale non esiste più.
Nessuno ha premuto play.
Eppure la memoria ne ha conservato abbastanza da ricostruirne qualche secondo.
Una canzone che rimane in testa deve emozionarci?
No.
Ed è una distinzione importante.
Una canzone può rimanere in testa senza significare praticamente nulla per noi.
Allo stesso modo, un brano capace di emozionarci profondamente può non diventare mai un earworm.
Sono due esperienze diverse.
Quando parlo di musica che emoziona, il punto è capire perché un brano riesca a incontrare qualcosa della nostra esperienza.
Con un earworm può non esserci niente del genere.
Nessuna nostalgia.
Nessun ricordo particolare.
Nessuna frase che racconta la nostra vita.
Soltanto una melodia che la memoria riesce a richiamare con una facilità sorprendente.
Forse questo rende l’earworm meno romantico.
Ma non meno interessante.
Perché dimostra che una canzone può rimanere con noi anche senza averci necessariamente toccato nel profondo.
Perché una canzone rimane in testa, alla fine?
Forse gli earworm mostrano una delle cose più strane della musica.
Quanto poco basta perché continui a esistere anche quando il suono è finito.
La radio sta trasmettendo altro.
Il telefono è spento.
La persona che canticchiava quella frase se n’è andata.
Eppure qualcosa è rimasto.
Non necessariamente la parte più bella.
Non quella più importante.
A volte nemmeno quella che avremmo scelto.
La memoria ha preso pochi secondi e ha continuato da sola.
Poi, prima o poi, smette.
La giornata va avanti.
La melodia sparisce.
Magari non ci pensiamo più per anni.
Poi sentiamo una parola.
Tre note.
Un nome.
E senza averlo deciso ricomincia.
La canzone non sta suonando da nessuna parte.
Eppure, per qualche secondo, è di nuovo lì.
Domande frequenti
Quanto può durare una canzone bloccata in testa?
Non esiste una durata precisa. Un earworm può durare pochi minuti oppure tornare più volte durante la giornata. Nella maggior parte dei casi tende comunque a scomparire spontaneamente.
Perché mi sveglio con una canzone in testa?
Può capitare che un frammento musicale emerga spontaneamente al risveglio, proprio come altri pensieri o ricordi. Da solo, questo non significa necessariamente che quella particolare canzone abbia un significato nascosto.
Perché mi rimane in testa una canzone che non mi piace?
Perché il gradimento non è l’unico fattore coinvolto. Familiarità, esposizione e caratteristiche memorabili di un frammento possono renderlo facile da recuperare anche quando il brano non ci piace.
Avere spesso musica in testa è normale?
Gli earworm occasionali sono un’esperienza comune. Una musica mentale estremamente persistente, molto disturbante o che interferisce seriamente con la vita quotidiana rappresenta invece una situazione diversa dal normale ritornello che ogni tanto rimane in testa.
In3ccioSonoro nasce dal bisogno di dare forma a quello che spesso resta dentro.
Marco Cammilli scrive canzoni partendo da ricordi, relazioni, errori, assenze e piccoli momenti che sembrano insignificanti finché non diventano una storia.
Qui racconta anche ciò che resta fuori dai tre minuti di una canzone.





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