Come scrivere testi di canzoni? Per me non significa partire da una formula, scegliere uno schema e riempire gli spazi.

Quasi sempre succede il contrario.

Prima arriva qualcosa che continua a tornare: una frase, un’immagine, una sensazione, un dettaglio apparentemente piccolo che per qualche motivo non riesco a lasciare andare.

All’inizio magari non so nemmeno di cosa parlerà davvero la canzone.

Scrivo quella frase. La rileggo. Provo a capire perché è rimasta lì.

Poi cominciano ad arrivare altre parole.

Quando invece il problema è proprio trovare quel primo frammento da cui partire, ho raccolto alcuni modi concreti per trovare ispirazione per scrivere una canzone.

È da quel momento che inizia il lavoro vero: trasformare qualcosa di ancora confuso in un testo che abbia una direzione, delle immagini e soprattutto parole che possano essere cantate.

Questo è il mio modo di affrontare come scrivere testi di canzoni.

Come scrivere testi di canzoni partendo da una sensazione

Prima ancora di pensare alle strofe o alle rime, provo a capire una cosa:

che sensazione deve lasciare questa canzone?

La stessa storia può essere raccontata in modi completamente diversi.

Una separazione può contenere rabbia, nostalgia, sollievo oppure la semplice consapevolezza che qualcosa sia arrivato alla fine.

I fatti possono essere identici.

Il testo cambia completamente.

Per questo non parto quasi mai dalla necessità di raccontare tutto quello che è successo.

Cerco invece il punto emotivo dal quale voglio guardarlo.

A volte quel punto è già dentro una frase.

Altre volte devo scriverne parecchie prima di riuscire a trovarlo.

Se ti interessa proprio il momento precedente, quando una sensazione comincia a chiedere di essere raccontata, ne parlo anche in Trasformare un’emozione in musica: quando una ferita diventa canzone.

Trovare il centro del testo

Quando ho qualche frase davanti, provo a farmi una domanda molto semplice:

di cosa parla davvero questa canzone?

Non intendo soltanto la storia.

Una canzone può raccontare due persone che si lasciano e parlare in realtà della paura di restare soli.

Può raccontare un ritorno e parlare dell’incapacità di chiudere definitivamente qualcosa.

Può partire da un ricordo e parlare del tempo che passa.

Capire questo centro mi aiuta moltissimo.

Quando non lo trovo, tendo ad accumulare frasi che magari prese singolarmente funzionano, ma che insieme non vanno da nessuna parte.

Quando invece il centro diventa chiaro, anche scegliere cosa eliminare è più facile.

Non tutto quello che è vero deve necessariamente finire dentro la canzone.

Mostrare invece di spiegare

Questa è probabilmente una delle cose che utilizzo di più quando scrivo.

Posso dire:

“mi manchi”.

È chiaro.

Ma posso anche provare a far vedere quella mancanza.

Una tazza rimasta sul tavolo.

Un posto vuoto in macchina.

Una strada che continui a percorrere senza avere più un motivo per passarci.

Un messaggio scritto e poi cancellato.

Sono dettagli piccoli, ma spesso riescono a raccontare un’emozione meglio della sua definizione.

È il motivo per cui cerco spesso oggetti, stanze, gesti e immagini concrete.

Non perché ogni frase debba diventare poetica.

Anzi.

Mi interessa che chi ascolta riesca a vedere qualcosa.

Quando un’immagine funziona, non serve spiegarla subito dopo.

Può rimanere lì e lasciare spazio a chi ascolta.

Per me scrivere testi di canzoni significa anche imparare a fidarsi di quello spazio.

Strofa e ritornello devono avere un compito diverso

Non parto sempre da una struttura già decisa.

Ma prima o poi devo capire cosa deve fare ogni parte.

La strofa può mostrare una situazione.

Può aggiungere un dettaglio.

Portare avanti il tempo.

Cambiare il punto di vista.

Il ritornello, invece, per me deve avvicinarsi al centro della canzone.

Non deve necessariamente spiegare tutto.

Può essere una frase.

Una domanda.

Un pensiero che continua a tornare.

Qualcosa che, dopo aver ascoltato il brano, rimane addosso.

A volte è proprio una di queste frasi a staccarsi dalla canzone e diventare qualcosa che chi ascolta sente come proprio. È quello che racconto anche in Frasi che restano.

Quando riesco a scrivere buone strofe ma non trovo un ritornello che mi convinca, spesso torno indietro.

Forse il problema non è il ritornello.

Forse non ho ancora capito abbastanza bene quello che sto cercando di dire.

Le rime non devono comandare

Le rime possono aiutare molto.

Danno ritmo, creano collegamenti e rendono alcune frasi più facili da ricordare.

Ma possono anche rovinare un testo.

Succede quando una parola finisce dentro una frase soltanto perché deve rimare con quella precedente.

Si sente.

Il significato comincia a piegarsi.

Compaiono parole che normalmente non useresti.

Il verso suona bene, ma non sembra più vero.

Quando succede preferisco perdere la rima.

Non tutte devono essere perfette.

Possono essere imperfette, interne, appena suggerite.

E qualche volta possono semplicemente non esserci.

La domanda che provo a farmi è:

direi davvero questa cosa in questo modo se non dovessi farla rimare?

Se la risposta è no, cambio la frase.

Come scrivere un testo che funzioni anche cantato

Una delle differenze fondamentali tra scrivere una pagina e scrivere il testo di una canzone è questa:

le parole devono passare attraverso una voce.

Una frase può funzionare benissimo mentre la leggi e diventare terribile quando provi a cantarla.

Può essere troppo lunga.

Avere accenti scomodi.

Costringere una parola importante in un punto dove non riesce a respirare.

Per questo leggo spesso le frasi ad alta voce.

Anche quando la melodia non è ancora definitiva.

Cerco di sentire dove viene naturale fermarsi.

Quale parola prende più peso.

Dove la frase sembra chiedere aria.

Non vivo la metrica come una formula matematica da rispettare a tutti i costi.

Mi interessa soprattutto che le parole abbiano un movimento naturale.

Se per rispettare perfettamente le sillabe devo distruggere il senso della frase, preferisco cercare un’altra soluzione.

Scrivere significa soprattutto riscrivere

La prima versione di un testo raramente è quella che rimane.

All’inizio provo a non controllare troppo.

Scrivo.

Poi arriva una fase completamente diversa.

Rileggo e comincio a togliere.

Una frase ripete qualcosa che ho già detto?

Un’immagine è troppo generica?

Una strofa contiene tre idee quando ne basterebbe una?

Una parola è lì soltanto perché “suona da canzone”?

È qui che spesso il testo migliora davvero.

Non aggiungendo.

Eliminando.

A volte bisogna cancellare anche una frase che mi piace moltissimo.

È probabilmente la parte più difficile.

Ma una buona frase non è automaticamente una buona frase per quella canzone.

Se porta il testo da un’altra parte, bisogna essere disposti a lasciarla andare.

A piccoli passi: un esempio concreto

A piccoli passi rappresenta abbastanza bene questo modo di scrivere.

Il testo non cerca di spiegare continuamente ciò che sta succedendo tra i due.

Preferisce lasciare che siano gesti, immagini e piccoli movimenti a far emergere la relazione raccontata.

Per esempio, posso partire da un’idea molto semplice: due persone iniziano ad avvicinarsi senza sapere ancora bene cosa ci sia davvero tra loro. C’è interesse, curiosità, ma anche cautela.

Una prima stesura può essere ancora molto diretta:

Ci siamo avvicinati piano, quasi senza volerlo,
senza sapere davvero cosa ci fosse tra noi, o se ci fosse davvero qualcosa.

Poi provo a togliere spiegazioni e a cercare immagini:

Ci siamo avvicinati senza fare rumore,
come se bastasse poco per rompere qualcosa.

Da lì il lavoro può continuare ancora: cambiare un verbo, cercare un’immagine più precisa, provare una struttura di rime, leggere i versi ad alta voce, scartare una frase che funziona da sola ma non dentro il brano.

È il tipo di equilibrio che cerco spesso: dare abbastanza elementi perché la storia possa essere percepita, ma senza chiuderla completamente.

Chi ascolta deve poterci entrare.

Non limitarsi a guardarla da fuori.

Quando capisco che qualcosa non funziona

Ci sono momenti in cui ho scritto parecchio e il testo continua a sembrarmi sbagliato.

In quei casi provo a non correggere subito le singole parole.

Torno all’inizio.

Che cosa volevo raccontare?

Spesso scopro di essermene allontanato.

Magari ho trovato una frase che mi piaceva e ho costruito tutto il resto soltanto per riuscire a conservarla.

Oppure sto cercando di raccontare troppe cose.

Altre volte ho spiegato talmente bene ogni passaggio da non lasciare più niente da sentire.

Quando succede, preferisco tornare indietro anche parecchio.

Il testo non deve salvare tutte le frasi che ho scritto.

Deve salvare la canzone.

Dal testo alla canzone

A un certo punto bisogna anche smettere di correggere.

Potrei cambiare una parola all’infinito.

Ma arriva un momento in cui ogni modifica non migliora più il testo: semplicemente lo rende diverso.

Quando riesco a cantarlo senza sentire continuamente qualcosa che mi porta fuori dalla storia, provo a lasciarlo andare.

Da lì comincia un altro percorso.

Melodia, interpretazione, arrangiamento, produzione, immagine e pubblicazione possono cambiare moltissimo ciò che quelle parole diventeranno.

Ho raccontato il processo completo in Come nasce una canzone: dall’idea al brano finito.

Qui volevo fermarmi prima.

Nel momento in cui qualcosa che inizialmente esiste soltanto nella testa comincia finalmente a diventare un testo.

Il mio modo di scrivere testi di canzoni

Non seguo sempre lo stesso ordine.

Posso partire da una frase, da un’immagine, da un titolo oppure da qualcosa che è successo e continua a tornarmi in mente.

Ma alcune cose cerco quasi sempre di farle.

Capire il centro.

Mostrare più di quanto spiego.

Non sacrificare il significato per una rima.

Leggere le parole ad alta voce.

Tagliare quello che non serve.

E soprattutto controllare che, dopo tutte le correzioni, il testo assomigli ancora a ciò che aveva fatto partire tutto.

Per me imparare come scrivere testi di canzoni non significa trovare parole sempre più belle.

Significa scegliere quelle che servono.

È anche il motivo per cui, a un certo punto, ho smesso di scrivere per piacere agli altri.

Quando succede, il testo smette lentamente di sembrare una pagina scritta.

E comincia a far sentire la canzone che potrebbe diventare.


2 risposte a “Come scrivere testi di canzoni: il mio modo di trasformare emozioni in parole”

  1. Avatar Sara
    Sara

    A volte quando una canzone mi colpisce penso che dietro ci sia esattamente quello che descrivi come una frase, un’emozione che non riesce a stare ferma. Bello trovare qualcuno che lo racconta in modo così semplice.

    1. Avatar In3ccioSonoro

      Grazie davvero per questo commento.
      In effetti molte canzoni nascono proprio così: da una frase o da un’emozione che non riesce a restare ferma e chiede di diventare musica.
      Quando qualcuno lo percepisce leggendo o ascoltando, significa che quella scintilla è arrivata dall’altra parte. Ed è forse la cosa più bella di tutte.

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