Ci sono momenti, come quello raccontato in 10 Secondi, in cui quello che è successo non puoi più cambiarlo.
Il colpo è arrivato.
Sei a terra.
E per qualche secondo tutto quello che c’era prima sembra non contare più.
Quando ho iniziato a lavorare a 10 Secondi, l’immagine da cui sono partito era quella di un pugile sul ring.
Non il pugile che vince.
Non il pubblico che esulta.
Nemmeno il colpo che lo manda al tappeto.
Mi interessava soprattutto quello che succede subito dopo.
Il conteggio.
Quel piccolo spazio di tempo in cui non hai ancora perso, ma non sei nemmeno tornato in piedi.
È da lì che nasce 10 Secondi.
Da una domanda molto semplice:
cosa succede dentro di noi nel momento in cui dobbiamo decidere se provare a rialzarci?
Un passaggio del testo di 10 Secondi
Uno… Due… Tre… Quattro…
Mi sveglio, mi sforzo, capisco chi sono,
la vita è il ring, non c’è tempo per il dopo.
Ogni colpo che prendi ti rende più duro,
ti insegna a cadere, ma anche a rialzarti in futuro.
Dieci secondi per scegliere il destino,
restare a terra o alzarsi lungo il cammino.
Il significato del testo di 10 Secondi
Il significato di 10 Secondi non è semplicemente “bisogna essere forti”.
E non è nemmeno “se cadi devi rialzarti”.
Sarebbe troppo facile.
La canzone parla soprattutto del momento che sta in mezzo: quello in cui hai già preso il colpo, sei a terra e ancora non sai cosa farai dopo.
Perché quando qualcosa ci mette davvero in difficoltà, la risposta raramente arriva subito.
Prima può esserci lo smarrimento.
La paura.
La rabbia.
A volte anche la tentazione di non provarci più.
Ed è proprio lì che quei dieci secondi smettono di appartenere soltanto alla boxe.
Diventano una metafora.
Nella vita non c’è un arbitro davanti a noi che scandisce il tempo.
Ma esistono momenti in cui sentiamo chiaramente di essere arrivati a un punto di scelta.
Non possiamo cancellare ciò che è successo.
Possiamo soltanto decidere cosa farne.
Ed è questa, per me, la parte più importante della canzone.
Rialzarsi non cancella il colpo.
Non significa aver già vinto.
Significa soltanto decidere che quella caduta non sarà necessariamente l’ultima cosa che faremo.
Perché proprio un pugile a terra
La boxe mi permetteva di rendere visibile qualcosa che normalmente succede dentro.
Sul ring tutto è evidente.
Il colpo si vede.
La caduta si vede.
Il conteggio si sente.
Anche il tentativo di rialzarsi diventa un gesto fisico, davanti a tutti.
Fuori da un ring, invece, alcune delle cadute più importanti non le vede nessuno.
Ed è proprio questo contrasto che mi interessava.
Il colpo
Ci sono eventi che arrivano senza chiedere permesso.
Una perdita.
Un errore.
Una delusione.
Qualcosa che avevi immaginato in un modo e che improvvisamente prende una direzione completamente diversa.
Il punto non è fingere che non faccia male.
Il pugile di 10 Secondi cade davvero.
Ed era importante che fosse così.
Perché una storia in cui il protagonista non cade mai non avrebbe raccontato quello che volevo raccontare.
Il conteggio
Poi arriva la parte che sento più vicina al cuore della canzone.
L’attesa.
Quei pochi secondi in cui il combattimento sembra fermarsi e la battaglia più importante non è più quella con l’avversario.
È quella che avviene dentro.
Posso ancora farcela?
Ha senso provarci?
Ho abbastanza forza per rimettermi in piedi?
Sono pochi secondi.
Ma dentro quei secondi può succedere moltissimo.
Rialzarsi
E poi c’è il gesto.
Non la vittoria.
Il gesto
Provare a rimettere un piede sotto il corpo.
Cercare un appoggio.
Alzarsi.
Per me questa differenza è fondamentale.
Perché 10 Secondi non racconta qualcuno che sa già come andrà a finire.
Racconta qualcuno che decide di riprovarci senza avere nessuna garanzia.
Ed è molto più vicino alla vita reale.
Rialzarsi non significa aver già vinto
Per molto tempo ho associato la forza alla capacità di resistere.
Restare in piedi.
Non crollare.
Non mostrare quello che fa male.
Ma più passa il tempo, più mi sembra una definizione incompleta.
Il protagonista di 10 Secondi non resta in piedi.
Cade.
Per qualche istante è disorientato.
Non sa nemmeno se riuscirà davvero a continuare.
E forse la parte più importante della sua forza sta proprio lì.
Non nell’essere invulnerabile.
Nel decidere cosa fare quando ormai la vulnerabilità è evidente.
Essere fragili e arrendersi non sono la stessa cosa.
Così come cadere e perdere non coincidono necessariamente.
È una tensione che ritorna spesso anche in quello che scrivo.
In Questo Rumore il combattimento si sposta completamente dentro: non c’è un ring, ma qualcosa che continua a fare rumore anche quando fuori sembra tutto normale.
In Perfetta Imperfezione, invece, il punto non è combattere la fragilità, ma riconoscere che fa parte di ciò che siamo.
Sono canzoni diverse.
Ma probabilmente nascono tutte dalla stessa domanda:
cosa significa davvero essere forti quando smettiamo di fingere di esserlo sempre?
Dal testo alla musica di 10 Secondi
Anche musicalmente avevo bisogno che 10 Secondi avesse più di una dimensione.
Non volevo un brano sempre teso, sempre forte, sempre in movimento.
Il cuore della storia era proprio il contrasto.
Il combattimento e la sospensione.
Il rumore e il silenzio.
Il colpo e quei pochi secondi in cui tutto sembra fermarsi.
Nel processo di costruzione musicale ho utilizzato anche strumenti di intelligenza artificiale per esplorare sonorità e soluzioni di arrangiamento che potessero accompagnare questa alternanza.
Ma prima del suono, prima dell’arrangiamento e prima di tutto il resto c’era già quell’immagine.
Un uomo a terra mentre il tempo continua a scorrere.
A volte le mie canzoni partono da una frase.
Altre da un ricordo.
In questo caso è bastata un’immagine per aprire tutto il resto.
È anche uno dei motivi per cui trovo difficile descrivere la nascita di una canzone come un procedimento sempre uguale.
Nel sito ho raccontato più nel dettaglio come nasce una canzone in In3ccioSonoro, dall’idea iniziale fino al momento in cui il brano prende la sua forma definitiva.
10 Secondi su YouTube
Cosa resta quando il conteggio finisce
Forse è proprio questo il motivo per cui ho scelto dieci secondi.
Sono abbastanza pochi da sembrare niente.
E abbastanza lunghi perché dentro possa cambiare qualcosa.
Alla fine, però, 10 Secondi non parla davvero di boxe.
Parla di quel momento in cui qualcosa ci ha già fatto cadere e non possiamo più decidere se sarebbe stato meglio evitarlo.
Quella parte è passata.
Resta ciò che viene dopo.
Non sempre ci rialziamo subito.
Non sempre sappiamo come farlo.
E soprattutto non sappiamo se, una volta tornati in piedi, vinceremo davvero.
Forse è questo il punto.
Rialzarsi non è la certezza che andrà bene.
È decidere che, nonostante il colpo, vale ancora la pena provare.
Prima che il conteggio finisca.
In3ccioSonoro nasce dal bisogno di dare forma a quello che spesso resta dentro.
Marco Cammilli scrive canzoni partendo da ricordi, relazioni, errori, assenze e piccoli momenti che sembrano insignificanti finché non diventano una storia.
Qui racconta anche ciò che resta fuori dai tre minuti di una canzone.





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