Modalità bozza è nata da una domanda che, ogni tanto, torna senza chiedere permesso.

Chi sarei diventato se avessi scelto diversamente?

Non servono necessariamente le grandi decisioni.

A volte basta molto meno.

Una telefonata fatta o rimandata.

Un treno preso o perso.

Un “resto” detto invece di “me ne vado”.

Un “ti amo” rimasto in gola.

Ci sono scelte che, mentre le facciamo, sembrano minuscole. Solo molto tempo dopo ci accorgiamo che hanno spostato completamente la direzione della nostra storia.

E allora qualche volta mi capita di immaginare quell’uomo.

Quello che ha avuto il coraggio che io non ho avuto.

Quello che non ha commesso alcuni dei miei errori.

Quello che ha imboccato la strada che io ho lasciato alle spalle.

Non lo penso con rimpianto.

Lo penso con curiosità.

Forse vive una vita più semplice.

Forse una molto più difficile.

Forse ha ottenuto qualcosa che io ho perso.

Oppure, se potesse guardare nella mia direzione, sarebbe lui a chiedersi come sarebbe stato diventare me.

È da questa immagine che nasce Modalità bozza.

Il significato di Modalità bozza

Il significato di Modalità bozza è già dentro il titolo.

Una bozza è qualcosa che avrebbe potuto diventare definitivo.

Qualcosa che abbiamo iniziato, immaginato o soltanto sfiorato, ma che non è mai diventato la versione finale.

Nella canzone quelle bozze siamo noi.

O meglio: tutte le versioni di noi che non sono mai esistite perché, a un certo punto, abbiamo scelto un’altra strada.

Non perché da qualche parte esistano davvero.

È un’immagine.

Un modo per dare una forma a quella domanda che arriva quando torniamo con la memoria a un momento preciso:

cosa sarebbe successo se avessi fatto l’opposto?

Se avessi parlato.

Se fossi partito.

Se fossi rimasto.

Se avessi detto sì.

O no.

Ogni scelta costruisce qualcosa.

Ma, nello stesso istante, chiude anche altre possibilità.

Ed è proprio quello spazio tra ciò che abbiamo vissuto e ciò che avrebbe potuto accadere che volevo raccontare.

LBCMusique racconta “Modalità bozza”

La testata musicale francese LBCMusique, che aveva già dedicato un articolo a Noi uomini forti, è tornata a parlare di In3ccioSonoro con una recensione dedicata a Modalità bozza.

« À travers des arrangements soignés et une écriture délicate, “Modalità bozza” parvient à toucher l’auditeur en plein cœur, faisant écho à nos propres regrets et à nos aspirations secrètes. »

→ Leggi la recensione completa su LBCMusique

Ogni scelta lascia una strada che non percorreremo

Quando pensiamo alle decisioni che cambiano una vita immaginiamo spesso grandi bivi.

La realtà è meno evidente.

Non parte una musica diversa.

Non compare una scritta che dice:

attenzione, questo momento cambierà tutto.

Lo vivi.

Decidi.

Continui.

È soltanto guardando indietro che alcuni punti acquistano un peso che, mentre li attraversavamo, non avevano.

E c’è qualcosa di profondamente strano nelle scelte:

Conosciamo la strada che abbiamo preso, ma non sapremo mai davvero cosa sarebbe successo sull’altra.

Possiamo immaginarlo.

Possiamo idealizzarlo.

Possiamo perfino convincerci che sarebbe stato meglio.

Ma non possiamo saperlo.

Quella stessa sensazione di dover scegliere senza avere una mappa ritorna anche in Da bambino pensavo, dove crescere significa scoprire che nemmeno gli adulti possiedono tutte le risposte.

Forse è anche per questo che alcune vite non vissute continuano ad affascinarci.

Perché una vita immaginata non ha ancora avuto il tempo di deluderci.

Non ha giornate storte.

Non ha conseguenze impreviste.

Non ha errori.

Possiamo costruirla esattamente come avremmo voluto.

Ed è proprio questo il problema.

Non è una vita.

È ancora una bozza.

Gli errori passano. Le domande restano.

Per molto tempo ho pensato che fossero gli errori a pesare più di tutto.

Poi mi sono accorto che il tempo, spesso, riesce a cambiarne la forma.

Li leviga.

Quello che sembrava insopportabile diventa un ricordo.

Quello che sembrava una catastrofe può trasformarsi in esperienza.

Le domande, invece, sono più difficili da consumare.

Chi sarei diventato?

Chi avrei incontrato?

Quali persone avrei amato?

Quali avrei perso?

Quali parti di me non sarebbero mai nate?

Forse dentro di noi esiste davvero una specie di archivio di possibilità.

Non fanno rumore.

Non chiedono di essere recuperate.

Restano lì.

Come una pagina mai finita.

Una fotografia mai scattata.

Una lettera rimasta nel cassetto.

Qualcosa che non abbiamo cancellato del tutto, ma che non è mai diventato reale.

Qualcosa salvato,

in modalità bozza.

La vita che non abbiamo scelto non era necessariamente migliore

Questo, però, per me è il punto più importante della canzone.

Modalità bozza non parla di rimpianto.

Non dice che abbiamo scelto la strada sbagliata.

E non racconta l’esistenza di una vita perfetta che abbiamo mancato per un errore.

Quando immaginiamo ciò che sarebbe potuto accadere, infatti, abbiamo un vantaggio enorme: possiamo scegliere cosa vedere.

Pensiamo alla persona che avremmo potuto amare.

Al lavoro che avremmo potuto accettare.

Alla città in cui avremmo potuto trasferirci.

All’occasione che avremmo potuto cogliere.

Ma non vediamo tutto quello che sarebbe arrivato insieme a quella scelta.

Le persone che non avremmo incontrato.

Le cose che avremmo perso.

Gli errori diversi che avremmo comunque commesso.

Le difficoltà che quella vita avrebbe avuto.

La strada non presa sembra spesso più pulita proprio perché non abbiamo dovuto percorrerla.

E allora rischiamo di fare un confronto impossibile:

una vita reale, con tutte le sue crepe,

contro una vita immaginata alla quale non abbiamo mai dato il tempo di diventare imperfetta.

Siamo anche il risultato di ciò che è andato storto

Quando penso a una versione diversa di me, inevitabilmente immagino anche gli errori che avrebbe evitato.

Le decisioni che avrebbe preso meglio.

Le occasioni che avrebbe riconosciuto prima.

Ma c’è qualcosa che non posso togliere dall’equazione.

Io sono anche il risultato delle cose che avrei voluto evitare.

Degli errori.

Delle separazioni.

Delle cadute.

Degli incontri arrivati nel momento sbagliato.

Delle persone che sono entrate nella mia vita proprio perché ho preso questa strada e non un’altra.

Se potessi cancellare una scelta, non potrei decidere di conservare soltanto le conseguenze che mi piacciono.

Dovrei cambiare tutto ciò che è venuto dopo.

Ed è qui che Modalità bozza incontra, in modo diverso, quello che racconto anche in Perfetta Imperfezione: forse accettarsi significa anche smettere di credere che avremmo avuto più valore diventando una versione più precisa, più ordinata o meno sbagliata di noi stessi.

Non sono soltanto ciò che ho scelto bene.

Sono anche ciò che ho dovuto imparare dopo aver scelto male.

Modalità bozza su YouTube

Accettare la propria strada non significa dire che era l’unica giusta

Non credo che tutto accada necessariamente per un motivo.

E non credo nemmeno che ogni scelta sbagliata debba essere trasformata, a posteriori, in qualcosa di giusto.

Alcune cose avrei potuto farle diversamente.

Alcune decisioni, sapendo ciò che so oggi, probabilmente non le rifarei.

Alcune occasioni le ho perse davvero.

Accettarlo non significa raccontarsi che doveva andare così.

Significa riconoscere qualcosa di più semplice:

non possiamo cambiare una singola scelta del passato mantenendo intatto tutto quello che quella scelta ha prodotto dopo.

Ogni strada porta qualcosa.

E ne lascia fuori qualcos’altro.

Forse la pace non arriva quando smettiamo completamente di chiederci chi saremmo potuti diventare.

Forse arriva quando quella domanda smette di farci considerare insufficiente la persona che siamo diventati.

La persona che ci guarda dallo specchio

Alla fine Modalità bozza non parla davvero delle vite che non abbiamo vissuto.

Parla di questa.

Di quella rimasta quando tutte le altre possibilità hanno smesso di esserlo.

Possiamo continuare a immaginare la persona che avremmo potuto amare.

Il lavoro che avremmo potuto scegliere.

La città in cui avremmo potuto vivere.

La versione di noi che avrebbe avuto più coraggio.

Meno paura.

Più fortuna.

È proprio sul confine tra ciò che ci capita e ciò che dipende dalle nostre scelte che nasce anche La sfortuna non esiste.

Ma c’è una sola persona che porta davvero addosso tutte le nostre decisioni.

Quella che ci guarda ogni mattina nello specchio.

Non è la versione perfetta.

Probabilmente non è nemmeno quella che avremmo progettato anni fa.

Ha sbagliato.

Ha perso cose.

Ne ha trovate altre che non avrebbe saputo nemmeno immaginare.

Ed è reale.

Forse è proprio questo che resta dopo Modalità bozza.

Non la certezza di aver scelto sempre la strada giusta.

Qualcosa di molto più difficile:

smettere di guardare la vita che non abbiamo vissuto come se fosse necessariamente migliore di questa.

Non saprò mai chi sarei potuto diventare.

Ma posso ancora scegliere cosa fare con l’uomo che sono diventato.

E forse, alla fine, è l’unica scelta che non è ancora in modalità bozza.

Le altre canzoni del progetto sono raccolte nella discografia di In3ccioSonoro.


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