Ci sono canzoni che ascolti decine di volte e poi dimentichi quasi completamente.
E ce ne sono altre delle quali, magari, ti rimane una sola frase.
Non necessariamente il ritornello. Non per forza il verso più importante del brano.
Proprio quella frase.
La senti e per qualche motivo ti fermi. Perché assomiglia a qualcosa che hai vissuto, perché dice meglio di te quello che stavi cercando di dire o semplicemente perché arriva nel momento giusto.
È così che nascono, almeno per me, le frasi che restano.
All’inizio appartengono a una canzone e a chi l’ha scritta. Poi qualcuno le ascolta, le riconosce e finisce per portartele via.
Da quel momento possono significare qualcosa di completamente diverso.
Ed è forse una delle cose che trovo più affascinanti nello scrivere canzoni: sapere da dove sono nate certe parole, ma non poter sapere dove finiranno.
Perché alcune frasi di canzoni ci restano dentro
Non credo servano necessariamente parole complicate per lasciare un segno.
A volte succede esattamente il contrario.
Una frase di una canzone ci colpisce perché mette in poche parole qualcosa che conosciamo molto bene, ma che non eravamo mai riusciti a formulare in quel modo.
Può parlare di una separazione, di una paura, di qualcuno che abbiamo perso o di una relazione che stiamo vivendo proprio in quel momento.
Ma può essere anche qualcosa di molto più piccolo.
Un’immagine.
Un gesto.
Una frase apparentemente secondaria all’interno del testo.
Chi ha scritto la canzone potrebbe averle attribuito un peso completamente diverso. Per chi la ascolta, invece, quelle poche parole possono diventare il punto centrale di tutto il brano.
Mi capita anche quando scrivo.
Ci sono versi sui quali lavoro molto, cercando la parola esatta, e altri che arrivano quasi senza pensarci.
Una volta che la canzone esce, però, questa distinzione smette di avere importanza.
Non sono io a poter decidere quale frase arriverà a qualcuno.
Quando un verso cambia significato nel tempo
C’è poi un’altra cosa che succede con le frasi che restano: non rimangono necessariamente uguali.
Le parole sono le stesse.
Siamo noi a cambiare.
Un verso ascoltato durante la fine di una relazione può sembrare parlare soltanto della persona che abbiamo perso. Anni dopo, la stessa frase può ricordarci soprattutto chi eravamo noi in quel periodo.
Oppure succede il contrario.
Una frase alla quale non avevamo dato particolare importanza improvvisamente acquista senso perché, nel frattempo, abbiamo vissuto qualcosa che prima non conoscevamo.
È uno degli aspetti che mi interessano di più delle canzoni.
Chi scrive può sapere perfettamente cosa voleva raccontare, ma non può controllare ciò che quelle parole diventeranno nella vita degli altri.
È proprio di questa distanza tra ciò che intende chi scrive e ciò che trova chi ascolta che parlo anche in Dietro le parole di una canzone: quando il significato cambia con chi ascolta.
A volte una frase rimane con noi proprio perché smette di raccontare soltanto la storia per cui era stata scritta.
Comincia a raccontare anche la nostra.
Le frasi che restano nelle canzoni di In3ccioSonoro
Quando rileggo i testi delle mie canzoni, ci sono alcune frasi che per me rappresentano un punto preciso del brano.
Non necessariamente perché siano le più belle.
Mi interessano perché, in poche parole, contengono qualcosa che volevo raccontare.
Per me hanno un’origine e un significato preciso.
Per chi le ascolta, potrebbero averne uno completamente diverso.
Uno Splendido Errore
“Non saremo mai un disegno perfetto, ma amo la misura del nostro difetto.”
Uno Splendido Errore nasce intorno a un’idea molto semplice: smettere di cercare la perfezione dentro una relazione.
Mi piace questo verso perché non prova a nascondere ciò che non funziona perfettamente. Il “difetto” non viene cancellato per rendere l’amore più bello.
Rimane lì.
E proprio per questo il rapporto raccontato nella canzone mi sembra più vero.
Questo Rumore
“Siamo la stessa ferita, lo stesso respiro, la stessa salita.”
In Questo Rumore il legame tra due persone passa anche attraverso ciò che entrambe si portano dentro.
Questa frase mi interessa perché mette insieme vicinanza e difficoltà.
Non racconta due persone che si completano perché sono perfette l’una per l’altra. Racconta il riconoscersi anche attraverso le proprie fragilità.
Due Lame Gemelle
“Ti porto nel petto, ti stringo e ti nego,
ma senza il tuo veleno mi strappo e mi annego.”
Due Lame Gemelle vive dentro una contraddizione.
Volere qualcuno e contemporaneamente sapere quanto quel legame possa fare male.
È per questo che questo verso per me contiene una parte importante della canzone: due spinte opposte che continuano a esistere nello stesso momento.
Non sempre quello che desideriamo è anche ciò che ci fa bene.
Perfetta Imperfezione
“Ma ogni ruga è una poesia, ogni crollo un insegnamento,
e la forza più profonda nasce proprio dal tormento.”
In Perfetta Imperfezione il punto non è fingere che fragilità, errori e cadute siano belli.
È riconoscere che fanno parte di una persona.
Questo verso nasce da lì: dall’idea che ciò che abbiamo attraversato lasci inevitabilmente qualcosa su di noi.
Non sempre qualcosa che avremmo scelto.
Ma qualcosa che, nel bene o nel male, contribuisce a raccontare chi siamo diventati.
Tra eri e mai più
“E in quell’istante, mentre ti osservo varcare la soglia, comprendo: non appartengo più a questo mondo.”
Tra eri e mai più ha una prospettiva particolare e questa frase coincide con il momento in cui cambia la comprensione di ciò che sta accadendo.
Il narratore osserva qualcuno andare via e capisce che il vero distacco riguarda anche lui.
Per questo per me non è semplicemente una frase sulla separazione.
È il punto in cui il significato della storia si sposta.
A Ritroso
“Rivedo l’origine, fragile, muta, dove il cuore già trema ma ancora saluta.”
A Ritroso guarda una storia percorrendola al contrario.
Questo verso torna verso l’inizio, ma lo fa conoscendo già ciò che succederà dopo.
Ed è proprio questo che mi interessa: quando ripensiamo a qualcosa che è finito, spesso rileggiamo anche l’inizio con occhi diversi.
Dettagli che allora sembravano insignificanti assumono un altro peso.
Le parole non sono cambiate.
È cambiato quello che sappiamo.
Quando le parole di una canzone diventano anche di chi ascolta
Quando scrivo una canzone so da dove arrivano le parole.
Conosco la storia che c’è dietro, il motivo per cui ho scelto una frase invece di un’altra e cosa significava per me mentre la scrivevo.
Poi la canzone esce.
E quella certezza finisce lì.
Non posso sapere quale verso qualcuno ascolterà distrattamente e quale invece gli farà alzare il volume.
Non posso sapere se una frase che per me raccontava una cosa finirà per accompagnare una storia completamente diversa.
E credo sia giusto così.
Perché una canzone può partire da qualcosa di molto personale senza essere obbligata a rimanerci dentro.
Le frasi che restano fanno proprio questo.
Per un po’ appartengono a chi le scrive.
Poi incontrano qualcuno.
E da quel momento non siamo più noi a decidere cosa significano.
In3ccioSonoro nasce dal bisogno di dare forma a quello che spesso resta dentro.
Marco Cammilli scrive canzoni partendo da ricordi, relazioni, errori, assenze e piccoli momenti che sembrano insignificanti finché non diventano una storia.
Qui racconta anche ciò che resta fuori dai tre minuti di una canzone.





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